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Portale di palazzo Damiani
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Scorcio
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I pignari |
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Sotto la neve |
Sant' Andrea Jonio è un piccolo e antico paese che si affaccia sulla
costa Jonica della Calabria dotato di grandi bellezze naturali e paesaggistiche.
Il suo centro storico si presenta come antico luogo di fiorenti
attività economiche e culturali. Le numerose chiese, i resti di antichi mulini, i
frantoi, le fornaci, e le case signorili con è portale in granito ancora esistenti ne
sono una testimonianza.
Alcuni caratteri tipici del borgo medioevale possono essere osservati nei resti delle
vecchie mura, nelle vie di accesso al paese custodite dalle porte, nelle basse case
accorpate con le abitazioni poste al piano rialzato (mugnanu), nelle vie strette e
tortuose (vineddi).
Il paese ("Casale") sorge a cavallo tra il X e l'Xl secolo, nei pressi di una
Grangia basiliana fondata da alcuni monaci .
I monaci basiliani, in fuga dalla furia iconoclasta di Bisanzio, giunsero prima in
Sicilia, tra l'VIII e il IX secolo, successivamente, durante il IX sec, la conquista araba
della Sicilia, ne provoca un'imponente migrazione, verso la Calabria.
Ai Bizantini si deve l'introduzione nella nostra regione della sericoltura, molto
diffusa anche a S. Andrea fino a pochi decenni addietro e di conseguenza della
coltivazione del gelso le cui foglie sono indispensabili per l'alimentazione del bombice
(baco da seta). Inoltre l'influsso greco è tutt'ora riconoscibile nell'onomastica, nella
toponomastica e nel dialetto andreolesi.
I precetti del monachesimo basiliano raccomandavano la preghiera, la fratellanza,
l'umiltà, la temperanza e la meditazione, nonché lo studio ed il lavoro manuale, sia
artigianale che agricolo. Inoltre, annessi ai monasteri basiliani erano gli ospizi che
comprendevano spesso anche un orfanotrofio, un ospedale e botteghe per i disoccupati
indigenti.
I monaci basiliani in Calabria fondarono numerosi Cenobi o eremi sulle colline dei
litorali ionici e tirrenici. Sulle colline di S. Andrea, si possono osservare i ruderi di
alcune testimonianze di quel periodo storico particolarmente interessante.
La prima testimonianza è una piccola Grangia fondata intorno al IX secolo.
Successivamente, secolo Xl - XII, viene edificata la Chiesa di S. Nicola di Cammerota,
sul poggio di Condò, duecento metri più a nord della Grangia.
Un'altra testimonianza bizantina è rappresentata dalla Chiesa di
Campo. Riportata
negli antichi documenti col nome di S. Martino ed in un secondo tempo col nome di S. Maria
di Campo, è il classico esempio di chiesa rurale, che i basiliani costruivano nelle
campagne per dare un supporto ai contadini.
Il più antico documento in cui è nominato Sant' Andrea risale al 1131. In tale anno,
sorgeva la Grangia di tutti i Santi, intorno alla quale si sviluppava il Casale di S.
Andrea.
Nei primi secoli della sua storia il Casale di S. Andrea si trovava nel territorio di
Badolato e vi rimase fino al XV secolo, soggetto prima ai monaci basiliani e
successivamente ai certosini.
Nel XV secolo, in seguito all'ordine del re Normanno di dotare la costa calabra di
postazioni difensive contro le scorrerie dei turchi e dei saraceni, fu costruito il
castello del "Belvedere". Il castello, dotato di quattro torri (una delle quali,
rimasta ancora integra, è l attuale torre dell' orologio), fu trasformato definitivamente
in chiesa matrice nel '700 (la chiesa, fu purtroppo abbattuta nel 1966).
Il paese fu inoltre dotato di tre porte d'accesso costruite in granito locale nel 1727:
quella del castello (dove ora vi è la torre dell'orologio), quella di Malajra
(ricostruita), l'ultima, ancora al suo posto originale, presenta i segni dell'invasione
dei soldati francesi.
Nel '700 fu ricostruita la chiesa di S. Andrea, adiacente all'ultima porta, sopra
menzionata, e alla chiesa di S. Rocco.
Attraversando le strette viuzze del paese, si possono ammirare i bellissimi portali
costruiti in granito con diverse raffigurazioni (leoni, volti di uomini e di donne, stemmi
di antiche famiglie). I portali sono databili con certezza dagli inizi del seicento alla
fine dell'ottocento (Palazzo Jannoni 1600, Palazzo Calabretta 1720, Palazzo Damiani 1754).
Il 7 febbraio 1783 un terremoto del nono grado della scala Mercalli con epicentro a
Soriano colpisce la Calabria e provoca 40.000 vittime; a Sant' Andrea crollarono le chiese
di Campo e di Santa Maria in Arce.
Un' altro tremendo episodio nella vita del paese si ebbe nel 1806, con l' attacco da
parte dei soldati francesi.
Il 4 ottobre 1806 i soldati di Napoleone, al comando del generale Lucotte si
accamparono in prossimità del paese e chiesero provviste per la truppa; le autorità del
paese, avevano già disposto di ricevere pacificamente i francesi, soddisfacendo le loro
richieste, ma l' azione di un giovane andreolese che agiva volontariamente "o
istigato dal partito borbonico" diede però agli eventi una direzione imprevista; il
giovane si appostò su "un'altura di Sciliperto" e sparò sull'accampamento
ferendo l'aiutante di campo del generale, poi si recò in paese e organizzò la difesa con
"gli uomini del suo partito".
I Francesi arrivarono a Sant' Andrea davanti alla porta est, che si trova accanto alla
chiesa del Patrono, e da lì sferrarono il loro attacco. Gli andreolesi offrirono una
coraggiosa e tenace resistenza che fu spezzata dalla superire forza dei francesi i quali
saccheggiarono ed incendiarono il paese. In tale incendio andarono tra l' altro distrutti
gli archivi comunali e parrocchiali, da cui le scarsità di notizie a noi rimaste.
Quel giorno morirono 46 persone, tra i quali Zziu "Ntuani, e
"Panzaredda" gli impavidi protagonisti della resistenza.
Si racconta che, il 5 ottobre, prima di partire, i soldati di Lucotte avessero
trascinato fuori dalla chiesa la statua del patrono, con l' intenzione di buttarla nel
vicino dirupo; essi spingevano ma la statua non si mosse, era come incollata al suolo,
"accippò". A quel punto uno di loro sguainò la baionetta e con la punta
dell'arma accecò il santo, cavandogli gli occhi.
Il cuore del paese è costituito da Piazza Castello e da Corso Umberto ,
la cui pavimentazione in basoli di granito risale al 1930. A fianco della piazza si
trovano il grande Olmo, e la fontana in granito costruita nel 1871.
Il nome della piazza deriva dal castello che sorgeva lì vicino. La "torre"
con l'orologio 'e in realtà uno dei bastioni a lancia, l'unico rimasto, dell'antica
fortezza.
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I meccanismi dell'
orologio |
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La Torre dell' Orologio
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La facciata |
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Chiesa di Sant' Andrea
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Il pericolo delle incursioni saracene costrinse gli abitanti della costa a salire in
collina per costruire il paese in luogo sicuro e naturalmente difeso. I fondatori della
chiesa di S. Andrea Apostolo dello Jonio, scelsero la loro dimora nel punto più arduo
della collina. I Basiliani portarono il culto di S. Andrea durante la dominazione
bizantina, culto di origine greca, per cui basiliano. Dalla conformazione e
dall'ubicazione si attribuisce la chiesa all'Xl secolo: ricerca del luogo difficilmente
accessibile, abside ad oriente, facciata ad occidente, forme irregolari di contrafforti
dovute all'angolosità del luogo, finestre ovali con diametro maggiore in senso
orizzontale.
Accanto alla chiesa c'è ancora una cella dell'eremita, dall'altra parte si innalzava,
fino al secolo scorso, un campanile tozzo, coperto da una calotta sormontata da una
campana.
Durante i secoli successivi la chiesa ha subito deterioramenti, trasformazioni,
sviluppi, ma l'impostazione generale è rimasta quella basiliana-bizantina.
Nel suo interno si possono ammirare alcune pitture, l'altare di notevole fattura e la
statua del protettore, datata, secondo alcuni, intorno al Mille.
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Il
chiostro |
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Il portale
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La navata |
L'organo |
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Il Colonnato
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Nel 1131, sorgeva la Grangia di tutti i Santi, intorno alla quale si sviluppava il
Casale di S. Andrea.
Nel 1500 essa veniva ricostruita ed ampliata dai monaci certosini provenienti da Serra
S. Bruno, ed a questa epoca risale il maestoso portale di ingresso e il chiostro.
I monaci gestivano ingenti possedimenti fondiari, derivanti da aquisti e
donazioni, che erano la fonte principale di sostentamento dei monasteri. A S. Andrea i
certosini possedevano molti terreni in marina e nella zona del vallone di Bruno, .
L'amministrazione di questi beni e della ricchezza prodotta nei poderi abbaziali era
affidata al cellerario che con l'ausilio dei conversi gestiva la grangia; qui alcuni
locali erano adibiti a stalla, in altri avveniva lo stoccaggio delle provviste: legumi,
granaglie, vini, formaggi ecc. Con le derrate alimentari della grangia si riforniva la
dispensa del monastero. Il monaci godevano del diritto di esenzione che sottraeva ai
vescovi la giurisdizione di monasteri e grange trasferendola all'abate.
La struttura attuale non è più quella di un tempo; quando i monaci
l'hanno ceduta ci sono stati dei rifacimenti sino al secolo scorso quando, per volontà
del barone Pier Nicola Scoppa, fu costruito il magnifico loggiato, splendida
terrazza sul Golfo di Squillace, delimitato da un colonnato in pietra granitica di rara
bellezza.
Il complesso è stato infine donato dalla baronessa Scoppa alle Suore
Riparatrici che attualmente vi risiedono, ed in esso sono tuttora custodite tante
meraviglie, come le preziose piastrelle di fattura settecentesca, dipinte a mano, e gli
arredi interni.
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