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RICORDANDO BRUNO
LIJOI
Caro Bruno,
credimi se ti dico che avrei fatto
volentieri a meno di scrivere queste righe per la tua morte. Non è stato
facile accettare che tu sei partito per il lungo viaggio, ma è proprio
così. Dal paese mi hanno comunicato l’ora dei tuoi funerali: mi sono
presa un’ora libera e sono andato in Piazza Duomo a Milano per pensare a
te e ai tanti episodi che ci legano.
Quanto mi colpì il racconto dell’incontro
con tuo padre che tornava dall’America, e che tu non conoscevi. Alla
stazione andasti ad abbracciare tuo zio, che scambiasti per tuo padre.
Una volta mi raccontasti che tornando
dall’Università di Messina non vedevi l’ora dimetterti a letto per
sentire il profumo delle lenzuola pulite di bucato. Tua mamma aveva steso
le lenzuola ad asciugare sulle piante di cisto, l’amùndici, e si
erano impregnate del profumo aromatico di quella pianta. A te piaceva
avvolgerti nudo nelle lenzuola per festeggiare il ritorno a casa.
Un giorno mi invitasti alla tua casetta
di Alaca e mi cucinasti le linguine con il sugo del giorno prima, che a me
era piaciuto tanto. Era gennaio ma il sole splendeva sul mare e noi due
soli mangiammo come in un pranzo rituale per celebrare il trionfo della
semplicità e dell’amicizia. Perché quello eri tu: un amico sincero che
non vuole nulla, ma ti vuole bene. A quanti hai detto con il viso
sorridente e senza vergogna: ti voglio bene!
Ecco, i pranzi, le scialate, le mangiate
che hai preparato, spesso insieme al Ciuffo, per tanti amici di sempre,
amici degli amici, amici occasionali. E non era solo il mangiare, erano le
storie che raccontavi con la tua voce armoniosa, le battute, la gentilezza
d’animo, la voglia di vedere tutti allegri e contenti. Tu eri il
continuatore della vera tradizione degli Itali e di re Italo che fondò il
sissizio, il banchetto al quale tutti partecipavano in spirito di
amicizia. Quando te lo feci notare, eravamo sotto l’olmo, dicesti: “E
mannaia la madò, facciamolo un sissizio da qui fino alla chiesa, che ci
vuole… anche se siamo mille persone…?!”
Nella tua anima però non c’era solo
desiderio di compagnia: avevi anche una comprensione profonda delle cose.
In occasione dell’uscita del Ritorno in Calabria, parlando degli errori
commessi dalla chiesa, tu dicesti queste stupende parole pacificatrici:
“Se loro non sbagliavano noi non potevamo capire”.
Caro Bruno, dire che ci mancherai è
dire poco. Un grande affetto e un grande ricordo di te voglio esprimere a
Domenico, Antonietta, Teresa, Concetta, a Peppe, a Franco, a Mario. Nella
patria dell’eterno riposo ti accolgano tuo padre e tua madre con
lenzuola fresche e profumate.
Salvatore
Mongiardo, 27 maggio 2002
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