'U TÙRCHJU L'ultima incursione turchesca lungo le coste joniche della Calabria avvenne il 14 agosto 1815, a quasi due mesi dalla sconfitta di Napoleone a
Waterloo, e fu proprio sulla spiaggia di S.Andrea che i pirati presero
terra; tutto il territorio della marina fu battuto e setacciato dagli avidi predoni alla disperata ricerca di acqua e di bottino.
L'allarme dal Timpuni della Santineddha, punto strategico per il controllo delle navi che apparivano all'orizzonte diventato toponimo appunto perché le sentinelle andreolesi vi stazionavano a turno per cogliere e percepire tutto ciò che si muoveva all'orizzonte, non fu udito e le campane della Chiesa Matrice non fecero in tempo ad avvisare la gente della condizione di grave pericolo. Nella terribile razzia Domenico Dominijanni fu catturato, imbarcato con la forza su una delle loro tartane e condotto in terre saracene.
Orazio Vitale narra gli avvenimenti di quel giorno così come lui stesso dice di aver sentito raccontare:
" Domenico Dominijanni, giovane quattordicenne...era rimasto in marina per annaffiare gli ortaggi. Durante la notte...i pirati lo catturarono...e via per ignoti lidi. I genitori...attesero invano il piccolo Domenico e lo piansero credendolo morto. Dopo molti anni ...ormai venticinquenne, giunse inatteso vestito alla turca...e da tutti fu costretto a non partire...narrò la sua avventura...fu condotto...a Costantinopoli nel palazzo del sultano. Qui trascorse la sua adolescenza.... sopra una credenza, un giorno osservò alcune pastille conservate gelosamente. Ad un segretario di corte confidò che al suo paese con le pastille si ingrassavano i maiali...Un ministro ordinò di condurre Domenico al suo
paese...acquistare una quantità considerevole di pastille e ritornare a Costantinopoli...Giunto in paese...non fece più ritorno e i pirati, trascorso il giorno e l'ora stabilita per il reimbarco non vedendolo giungere... veleggiarono per Costantinopoli senza il giovane bianco. Domenico Dominijanni da allora fu soprannominato
'u Tùrchiu ".
In tutto l'avvicendarsi ed il susseguirsi di questa particolare avventura esiste solo la verità del rapimento e del soprannome; il resto è solo
'na murgiulata che la storia tramandata oralmente cagiona nel corso delle generazioni.
Domenico, il 14 agosto 1815, era già sposato: come riportato nel registro degli atti di matrimonio del 1814, al numero d'ordine 4, del Comune di S.Andrea Jonio che così scorre: " l'anno milleottocentoquattordici a ventidue del mese di dicembre avanti a noi Bruno Stella Sindaco...è comparso il sig. Domenico Dominijanni di anni venticinque...di professione contadino...figlio maggiore...delli furono Nicola Dominijanni ed Elisabetta Calabretta...è comparsa egualmente la signora Rosa Giannino...di anni venti due di professione travagliatrice...figlia maggiore di Vincenzo Giannino e di Vittoria Monteleone...domiciliati in questo comune...i quali...hanno dato il loro...consenso. Non essendoci stata presentata alcuna osservazione...dopo aver letto tutti i documenti...del codice civile sotto il titolo del matrimonio ...dichiariamo...che Domenico Dominijanni e Rosa Giannino sono uniti in matrimonio ".
Il rapimento avvenne quindi dopo otto mesi dal matrimonio, quando Domenico aveva già ventisei anni e non quattordici. La moglie, rimasta sola dopo pochi mesi , scrisse al sovrano pregandolo umilmente
affinché si interessasse della liberazione del marito, come riportato da G. Valente: " Non doveva essere infrequente il caso di coloro che pensavano di rivolgersi al sovrano, come potrebbe provare la supplica che nell'agosto del 1815 Rosa Giannino, da S.Andrea, rivolgeva al Re di Napoli perché gli riscattasse il marito, Domenico Dominijanni, catturato il 14 di quel mese".
Aradunca, Domenico Dominijanni fece ritorno in paese pochi mesi dopo il suo rapimento e non per interessamento
do' Rre', il quale aveva ben altri brillocchi e cangiurri 'e 'ntrimmara, visto che era già in corso il consolidamento della monarchia Borbonica, ma solo per una serie di combinazioni e di accordi sui traffici marini, tra le "potenze" che ne erano coinvolte, per non avere più i pirati in casa.
Domenico Dominijanni deve la sua salvezza al caso; molti altri calabresi non videro mai più i propri cari e furono lasciati morire come bestie, dopo anni di schiavitù e di lavori forzati.
Ebbe il primo figlio nel 1816 e la sua componente genealogica è tuttora presente in S.Andrea col soprannome:
Tùrchju.
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