BARUNI (Barone) Quasi sempre veniva usato in senso antifrastico, come espressione eufemistica o ironica per individuare una determinata persona che, pur appartenendo al popolino, ostentava un comportamento da signore benestante. Durante le elezioni del 1948 la campagna elettorale si presentò difficile e lo scontro tra i gareggianti fu molto duro, durissimo. I diverbi e le liti occuparono ogni luogo e tutti i momenti della giornata e, più di una volta, qualcuno assaggiò anche qualche manganeddhata

Ai comizi l’aria era tesa e gli oratori facevano fatica a contenere l’eccitazione dei presenti. Quel pomeriggio, vicino l’ùrmu, l’architetto Armogida stava parlando per il Partito Comunista e qualcuno, di opposta fazione, mossijava, tenendosi a dovuta distanza, perché non condivideva il discorso imperniato sull’importanza della democrazia in Italia.

Mìnica si era fermata alle tre fontane per attingere acqua e aspettava, con indifferente apparenza, il suo turno per riempire ‘a lanceddha a du’ manichi. Indossava una tuvàgghia ‘e testa di cotone tinto nero, ben sistemata e graziosamente raccolta nelle sue lunghe pieghe, che gli scendeva fino a lambire le esili spalle e sulla sottana, dalla cintola in giù, un faddala ‘e crapicciola scolorito e gruparijatu che a suo tempo sarà stato anch’esso nero con tasche a toppa di colore più chiaro. Senza scarpe, si era abbassata vicino ad una piccola pozzanghera e con movimenti garbati della gamba intingeva ‘u garruni nella melma e poi lo strofinava con vigore sulla pancia della lanceddha, tenuta inclinata col fondo per terra e dalla parte opposta mantenuta dal manico con la mano sinistra.

«ànimi ‘ndiavulati; nemici di Dio, finirete bruciati nelle vampe dell’imperno. Brutti camionisti! (comunisti)» Pensava Mìnica. E strica, su e giù col calcagno, indurito come il sughero, che a forza di strofinare ridava colore e lucentezza al vecchio contenitore.

Le malelingue raccontano che quando l’effetto del discorso del capolista portò gli animi degli astanti al vàju dell’eccitazione, Gerardo ‘e Baruni, ‘mpistunatu con la bandiera rossa a fianco dell’oratore, sull’ abballaturi del palazzo Jannoni, si era talmente entusiasmato che perse il dominio di sé e, alzando fino all’inverosimile la già agitata bandiera, si mise ad urlare con quanta forza aveva in gola: «Abbassa tutti quelli che vogliàvano che tornava!». Voleva dire: abbasso tutti coloro che volevano il ritorno del fascismo.

Più in la, alcuni bambini senza malizia giocavano a nichiliponni ed altri mangiavano, indifferenti agli schiamazzi politici, una enorme fetta di pane e zucchero o di pane e olio.

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